Arte Salvata – in dialogo con Serena Bertolucci

Di Giorgia Velluti

Oggi vi propongo un dialogo con Serena Bertolucci, direttrice del Museo del Novecento di Mestre dal 2024. 

Lo spazio, conosciuto anche come M9, si trova in via Giovanni Pascoli 11 ed è facilmente raggiungibile da Venezia tramite i bus e i tram che portano al centro di Mestre. Uno spazio espositivo, un museo, ma anche molto altro. 

Infatti l’M9 presenta una mostra permanente, dedicata appunto alla storia del ‘900, ma all’interno dello spazio vengono organizzate anche mostre temporanee ed eventi di varia natura. Al momento sono in corso le seguenti mostre: La scuola come laboratorio: pedagogie al femminile (fino all’8 settembre 2025), ARTE SALVATA. Capolavori oltre la guerra dal MuMa di Le Havre (fino al 31 agosto 2025), Alessandro Zannier ESCALATION><INVOLUTION (fino al 31 agosto 2025).

Ma non starò qui a dilungarmi sul perché dovreste (se non lo avete ancora fatto) visitare il museo del Novecento, preferisco far fluire il dialogo, fatto di domande e risposte, tenuto a distanza con la gentilissima direttrice del museo, Serena Bertolucci, che ringrazio nuovamente per la sua disponibilità e per il suo tempo, nonché per lo splendido lavoro che sta portando avanti all’M9.

Per iniziare le vorrei chiederle una breve presentazione, a parole sue, del Museo del ‘900, nuovo polo per l’arte ed esperienze immersive, inaugurato nel dicembre del 2018. Ma soprattutto le vorrei chiedere come si sta trovando in questo nuovo spazio dedicato alla storia del ‘900.

M9 è il primo museo dedicato alla storia materiale del ‘900 in Italia ed è il cuore di un intervento di rigenerazione urbana a Mestre. È soprattutto una grande opportunità, la prima di così grande rilievo in Italia, di porre la cultura, la produzione culturale e la memoria come punti focali per uno sviluppo territoriale trasversale, a fianco di un grande attrattore come il centro storico di Venezia, nella consapevolezza di poter offrire un panorama di fruizione del patrimonio e non di consumo. Insomma è il place to be in questo momento, soprattutto per chi come me si occupa da tempo di queste questioni.

In questa intervista vorrei concentrarmi su una mostra in particolare, ARTE SALVATA, un’esposizione composta da più di 50 capolavori provenienti dal MuMa di Le Havre (Francia). Ho avuto occasione di vedere la mostra tramite l’Alliance Francaise de Venise, ed ho potuto apprezzare la visita guidata (in francese) tenuta proprio dalla direttrice del museo in persona, Serena Bertolucci. Poterne parlare oggi con lei è per me un onore e un ulteriore viaggio di scoperta in questo mondo artistico.

Ma arriviamo alle mie prime domande sul tema, da cosa è nata la necessità di portare i capolavori del MuMa a Mestre, in particolare all’interno dell’M9? Che cosa lega Mestre e la città di Le Havre? Vorrei ricordare ai nostri lettori che la città di Le Havre è stata rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, precisamente nel settembre del 1944.

Il progetto con i colleghi francesi nasce dal desiderio di ri-attualizzare una riflessione intorno alla rigenerazione urbana e il ruolo che hanno in questi processi i musei. 

Le Havre è un caso museologico ed è l’emblema dell’arte che resiste alla forza distruttrice della guerra e diventa memoria condivisa; per M9 si tratta di una collaborazione unica e dal forte valore simbolico: è infatti la prima volta che il MuMa presta una parte così importante della sua collezione. L’occasione si presenta nell’ambito delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario dalla fine della seconda guerra mondiale, durante la quale la città di Le Havre venne rasa al suolo. 

Arte salvata, curata da Géraldine Lefebvre, Direttrice del MuMa, e da Marianne Mathieu, una delle maggiori esperte mondiali di impressionismo e post impressionismo, esprime dunque l’intento di raccontare una storia di rinascita. Non solo quella di Le Havre, che venne distrutta per l’ottanta percento del suo tessuto urbano dai bombardamenti, ma anche quella di Mestre e Porto Marghera, che subirono danni ingenti durante il conflitto bellico. Oggi, a ottant’anni di distanza dai tragici eventi della Guerra Totale, le due città si incontrano in un dialogo che valica la specificità delle esperienze del conflitto di Francia e Italia e si esprime nella forza del patrimonio culturale come veicolo che genera e riproduce, attualizzandola, la memoria collettiva. A raccontare quel capitolo di storia saranno dunque i capolavori pittorici del MuMa, la maggior parte dei quali sopravvissuta ai bombardamenti e che, assieme al Museo che li custodisce, hanno rappresentato il perno simbolico della ricostruzione di Le Havre, guidata dall’architetto Auguste Perret. Un processo che, sessanta anni dopo, ha portato alla città il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

I dipinti in mostra raccontano l’evoluzione artistica di Le Havre, che si è affermata come un faro culturale in grado di radicare il proprio patrimonio nel contesto della città. Fondato nel 1845, in un periodo di grande fermento industriale, il museo ha visto crescere la sua collezione grazie all’impegno di pittori, mecenati e collezionisti che hanno trasformato Le Havre in un centro di modernità all’avanguardia. Le opere esposte celebrano la passione di una comunità che ha contribuito alla visione di artisti locali e internazionali, partendo da quelle di Eugène Boudin e del suo allievo Claude Monet. Accanto a queste, la vitalità del movimento impressionista è rappresentata dai dipinti di Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Maxime Maufra e Henry Moret per poi proseguire con le opere che ne esprimono il lato più simbolista, realizzate da Paul Gauguin, Jean-Francis Auburtin, Ker Xavier Roussel, Maurice Denis e Marie Droppe. Proseguendo, è possibile scoprire la genesi del Fauvismo, radicata a Le Havre grazie a Raoul Dufy e Othon Friesz, ai quali rispondono le vedute meridionali di Albert Marquet e Charles Camoin.

Una mostra da non perdere ma soprattutto un modo per non dimenticare. Cosa ritiene sia importante oggi preservare e raccontare in un museo? Qual è lo scopo di questa mostra? Che cosa può suscitare nei giovani un’esposizione importante come questa?

I musei sono i luoghi dedicati al patrimonio culturale, materiale o immateriale che sia, e hanno lo scopo di conservare e di condividere questo patrimonio; nel caso specifico di raccontare non solo la storia dell’arte ma le storie dell’arte, di far comprendere quindi la potenza non solo estetica ma anche sociale, etica, rivoluzionaria di questi capolavori. Chiede ai visitatori, soprattutto ai giovani, di guardare le opere con occhi nuovi; di andare oltre l’iconicità degli impressionisti ad esempio, di comprendere fino in fondo ciò che queste opere rappresentano in primis, cioè, quell’epoca della quale sono figlie che identificava in loro il senso più profondo della contemporaneità.

Il titolo della mostra mi ha colpita, lo trovo davvero interessante e sicuramente non passa inosservato: ARTE SALVATA. Queste meravigliose opere si sono “miracolosamente salvate” durante i bombardamenti, vorrei chiederle quindi cosa può dirci di più su questo aspetto, su come l’arte si sia salvata e possa aver salvato anche altro, oltre a se stessa.

Spesso sentiamo ripetere che la bellezza salverà il mondo. Ecco, il nostro titolo sottintende altro e cioè che la bellezza può salvare, ma solo se viene salvata, solo se noi ce ne facciamo carico, ce ne prendiamo cura. Come fecero i cittadini di Le Havre quando fu il momento di portare via quei dipinti per evitare di perderli sotto le bombe. È una chiamata all’impegno culturale, ma anche a ciascun museo affinché si adoperi perché vengano sempre più condivisi i motivi per cui occorre avere cura dei beni culturali, perché loro in qualche modo ci rappresentano. Ciò che fu veramente importante nel caso di Le Havre è che le opere erano davvero “prossime” al pubblico, comprensibili e condivise e per questo necessarie.

Io l’arte l’ho sempre vissuta come un qualcosa di necessario, un qualcosa che mi fa stare bene, che mi aiuta a comprendere il mondo. “La bellezza salverà il mondo”, cari lettori e care lettrici è (come forse sapete) una nota citazione di Fëdor Dostoevskij dal romanzo L’Idiota. Come concetto è bellissimo e condivido il pensiero di Serena Bertolucci e lo spirito della mostra, che è viva e non solo pura esposizione di quadri bellissimi di artisti ben noti. C’è davvero molto di più sotto la superficie ed è bello pensare che “la bellezza può salvare, solo se viene salvata e soprattutto se ce ne prendiamo cura”. 

La struttura della mostra è un percorso, un viaggio nell’arte di differenti artisti che a modo loro hanno raccontato paesaggi e ritratti. Ci sono opere di Monet, Sisley, Renoir, Gauguin, Dufy, Marquet, Boudin e Braque, per citarne alcuni ed ogni opera a suo modo racconta qualcosa di importante oltre che suscitare forti emozioni. Durante la visita guidata sono rimasta davvero incantata da ogni singolo quadro, dalla tecnica pittorica e dalle emozioni che l’arte riusciva a suscitare in me. Vorrei chiedere quindi come avete pensato l’allestimento della mostra, se c’è un fil rouge oppure le curatrici, Marianne Mathieu e Geraldine Lefebvre, avevano già un piano in mente?

L’allestimento è frutto di una riflessione comune non solo con i colleghi di Le Havre, ma anche con lo studio di architetti che ne ha curato la progettazione. Sono lunghi incontri di lavoro, di scambi di idee, di riflessioni che portano ad un risultato. Avevamo tutti un pensiero in comune; volevamo un ambiente molto sobrio all’interno del quale i dipinti con i loro colori sembrassero fiori che nascessero dalle rovine del conflitto.

Un’immagine stupenda, fiori tra le rovine di una guerra, un quadro che oserei dire anche molto attuale.

Sebbene l’arte debba essere vista di persona, vorrei chiederle adesso di parlaci di una o due opere che lei reputa davvero evocative e rappresentative della mostra ARTE SALVATA.

Tra le opere di Monet, sceglierei la Senna a Vétheuil, un olio su tela del 1878, che conserva intatti i colori di Monet; la luce rosata del mattino trasfigura l’inizio dell’autunno. La superficie del dipinto è vibrante, nelle foglie degli alberi che si muovono al vento, nelle nuvole che corrono veloci, nell’acqua che scorre eppure tutto è pervaso da un senso di grande quiete. E poi sceglierei Te Vaa, un paesaggio inusuale di Gauguin che proprio per questo vale la pena di essere visto: colori potenti che rendono l’acqua , il cielo, le montagne estremamente corpose e vive.

Se una musica potesse evocare l’intensità delle pennellate di un quadro, queste parole spero possano farvi immaginare questi capolavori che trovate all’M9.

Seguendo i canali social dell’ M9 ho scoperto che organizzate diversi incontri e attività legati alla mostra, le chiederei quindi se vuole parlarne un po’ e presentare alcune di queste attività che trovo davvero interessanti e soprattutto un arricchimento per chi visita la mostra. In particolare il progetto “un capolavoro alla volta”.

Ci sono attività per tutti, dai più piccoli ai più grandi. Un capolavoro alla volta è quella più amata e seguita; brevi conferenze monografiche su un singolo dipinto, durante le quali raccontiamo storie e curiosità che lo riguardano, spieghiamo la tecnica e interpretiamo l’opera. Sono frequentatissime perché non è necessario essere esperti per essere affascinati dai capolavori.

Se adesso vi è venuta almeno un po’ di quella voglia di passare una giornata, un pomeriggio o una mattina al museo, sapete che l’M9 vi aspetta, ricco di mostre e attività per tutti i gusti. E mi raccomando non fatevi scappare l’occasione di vedere con i vostri occhi i capolavori del MuMa di Le Havre, perchè davvero ne uscirete più ricchi di prima! La mostra ARTE SALVATA è visitabile fino al 31 agosto 2025, quindi se volete riparavi dal sole e dal caldo estivo, il museo è il luogo ideale. L’arte, anzi le arti vi aspettano.

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