Munch, Oltre L’Urlo – Le opere di Ca’Pesaro in trasferta a Mestre

Scritto da Giorgia Velluti

Quando si nomina il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) nella mente appare il suo quadro più famoso: “L’urlo” (Skrik) del 1893. Un’immagine che nel tempo è diventata emblema della sofferenza umana, un urlo silenzioso che l’artista ha immortalato attraverso le sue opere cupe e originali.

La vita stessa dell’artista è stata frastagliata da tenebre, lutti familiari e depressione. È nell’arte che Edvard Munch ha trovato una forma di pace, un modo per raccontare quelle emozioni di dolore e angoscia che non trovavano soluzione nella sua esistenza difficoltosa.

“L’urlo” è presto diventato un simbolo dell’angoscia moderna. Un’opera espressionista immensa, evocata in alcune parole dell’autore prima della sua realizzazione:

«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.»

Oggi, il famoso quadro è custodito al Museo Munch di Oslo, ma l’artista ne realizzò quattro versioni a colori: due dipinti a tempera e due disegni a pastello e pastello a cera. Munch creò anche una litografia del motivo: non si conosce ad oggi quante ne siano state stampate, ma se ne stimano circa 30 copie. Sei di queste, tra cui una colorata a mano da Munch, appartengono oggi alla collezione del museo MUNCH.

Come ogni artista, Munch ha realizzato nel corso della sua vita differenti opere, molte delle quali poco note al grande pubblico, ma di notevole interesse artistico. Il museo Munch di Oslo, interamente dedicato all’artista norvegese, custodisce ben 1100 dipinti, 3000 disegni e 18000 litografie, esposti a rotazione. Ma intraprendere un viaggio fino in Norvegia al momento non è necessario, basta spostarsi vero una meta più vicina a Venezia: Mestre, in particolare raggiungiamo il Centro Culturale Candiani.

MUNCH a Mestre

Fino al 1° marzo 2026 il Centro Culturale Candiani ospita la mostra “MUNCH. La rivoluzione espressionista”, a cura di Elisabetta Barisoni.

L’esposizione invita il pubblico a riscoprire Edvard Munch non solo come autore de “L’Urlo”, ma come figura cardine che ha trasformato il linguaggio artistico tra Ottocento e Novecento. Partendo dalle quattro opere grafiche di Munch conservate nella Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, la mostra offre un viaggio attraverso la rivoluzione espressionista, esplorando le radici culturali e visive che hanno segnato l’arte moderna. Le opere di Munch sono accostate a quelle di artisti simbolisti e secessionisti come Franz von Stuck e James Ensor, evidenziando un clima creativo fatto di tensioni emotive e sperimentazioni formali. 

Un focus particolare è dedicato all’influenza di Munch sulle generazioni successive: dalla grafica dell’Espressionismo tedesco — con paesaggi e figure carichi di drammaticità — fino alle visioni contemporanee che riversano nello spazio espositivo temi di dolore, solitudine e denuncia sociale. Sono presenti riferimenti a nomi come Otto Dix, Max Beckmann e anche artisti contemporanei come Marina Abramović, Tony Oursler e Shirin Neshat, che reinterpretano il grido espressionista nel linguaggio artistico attuale. La mostra non si configura come una semplice retrospettiva, ma come un percorso critico e storico che mette in luce come l’opera di Munch abbia attraversato epoche e movimenti, incidendo profondamente sull’arte del Novecento e oltre. L’ingresso è gratuito previa registrazione online, rendendo l’esposizione fruibile a un pubblico ampio e diversificato. 

Per farvi visitare virtualmente la mostra attraverso il mio sguardo, ho scelto di presentarvi qui due delle opere esposte, così da risvegliare in voi il desiderio di visitare dal vivo la mostra.

Un Autoritratto e le Ceneri di Munch

“L’Autoritratto con braccio scheletrico”, pone lo spettatore faccia a faccia con il pittore, il volto rivolto verso chi osserva. Si tratta di una litografia del 1895, in cui l’artista è completamente avvolto dall’ombra. Un ritratto cupo, quasi un ricordo di se stesso al sopraggiungere della sua ultima ora. I piccoli dettagli aiutano a decifrare meglio l’opera nel suo insieme: nella parte inferiore notiamo un braccio scheletrico, un chiaro segno della fine della vita. “La morte arriva per tutti”, sembra volerci dire il pittore, che appare come un fantasma di se stesso. In alto il nome è scritto come su una lapide, accompagnato dalla data di nascita seguita da uno spazio lasciato vuoto, a indicare lo scorrere inesorabile del tempo e la data sconosciuta della sua morte. Un autoritratto macabro, pieno di tensione e passione, sia per la vita che per la morte. Il viso di Munch è leggero, sospeso, quasi senza espressione. Eppure sembra sollevato da ogni dolore terreno, rendendo l’opera semplice, intensa e poetica.

La versione originale di “Ceneri” (1894)olio su tela, è molto colorata. Non si tratta, però dell’opera esposta al Centro Culturale Candiani, dove a predominare sono il bianco e nero: una litografia risalente al 1899, a cui spesso ci si riferisce con il titolo “Ceneri II”. In primo piano ci sono due figure: un uomo nasconde il volto in un inchino di tristezza, accartocciato in una posizione che trasmette il dolore e la sofferenza della scena; una ragazza dal lunghi capelli neri che si tiene la testa con entrambe le mani, cercando di proteggersi o di comprenderne lo sconforto. I due soggetti sono in un bosco. È notte e la scena racconta l’isolamento, il dolore di un amore finito. Il monocromo aiuta a non distrarsi, a concentrarsi solo sui due personaggi, sulla loro reciproca solitudine. Munch chiama quest’opera “Ceneri” perché dell’ardente passione tra i due non resta che la polvere. Inoltre, la litografia diventa pura esperienza tattile, grazie alla riproduzione messa a disposizione dei visitatori. L’opera si può esplorare e toccare con mano, per scoprirne le linee e le curve accurate.

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