Di Anna Dameri
Non è la prima volta che dedichiamo un articolo al collettivo cinematografico Quarta Parete. Nato nel 2018 da un gruppo di appassionati cinefili, negli anni, il collettivo di UDU Venezia si è distinto non solo per le numerosi proiezioni -in tutto più di ottanta- ma soprattutto per lo sguardo attento a una scelta stilistica che ha permesso a Quarta Parete di essere il collettivo cinematografico che ha piú successo sul territorio veneziano.
Il cinema Dante di Mestre è un po’ la loro seconda casa: ogni anno, eventi collaterali apparte, è la sede di ben due rassegne concentrate in due mesi, di solito una in periodo autunnale e una primaverile.

Quest’anno, l’agenda di Quarta Parete si è infoltita, e altroché “Aprile dolce dormire”: l’evento delle prima serata ad inaugurare la rassegna Margini, la loro undicesima, è stata la proiezione del film The Lighthouse di Robert Eggers, primo sold out della stagione, gliene auguriamo altri.
Nonostante l’organizzazione della rassegna al Cinema Dante, nel contemporaneo il collettivo sì sta organizzando per una vera e propria kermesse dedicata al cinema in stop-motion.
Dal 2 maggio al 4 maggio, presso il museo M9 di Venezia Mestre si terrà il festival dedicato interamente alla tecnica cinematografica della stop-motion: SeM Stop e-Motion Days avrà un concorso internazionale di circa ottanta cortometraggi e sei lungometraggi, grandi registi come ospiti, panel dedicati a tematiche strettamente legate all’attualità e all’approccio lavorativo nel settore dell’audiovisivo, e molto altro ancora.

Oggi sono in compagnia dei due direttori artistici del festival, nonché, ça va sans dire, membri del collettivo, Michelangelo Morello e Andrea Viggiano per parlare del festival in maniera più approfondita: di seguito l’intervista.
Qual è il motore artistico che vi ha spinto a organizzare un festival tutto vostro, e soprattutto, come mai avete voluto scegliere come macrotema la tecnica d’animazione in stop-motion?
Andrea: La stop-motion è una tecnica che ha accompagnato la nostra generazione fin dall’infanzia, rimanendo impressa nell’immaginario collettivo come un linguaggio familiare, quasi affettivo. Eppure, pochissimi sanno davvero cosa sia. Ancora meno sono in grado di descriverla. Nessuno – in Italia, e forse nel mondo – la valorizza davvero. Da cinefili incalliti, cresciuti nell’era del digitale frenetico e smaterializzato, abbiamo deciso di intraprendere quella che non è solo una scelta, ma una vera e propria battaglia: promuovere l’arte più artigianale che esista, la più trascurata in Italia. Basti pensare che nel nostro Paese non è mai stato realizzato un lungometraggio interamente in stop-motion. E parliamo di una tecnica in cui, dopo dieci ore di set, si ottengono a malapena cinque secondi di girato utile. Siamo anche stufi del proliferare di festival generalisti dedicati al cortometraggio live action. Noi vogliamo altro, e lo vogliamo subito: proiezioni di corti e lunghi in stop-motion, corsi, laboratori, eventi industry. Vogliamo creare un vero ecosistema per questa forma d’arte.
Michelangelo: Quarta Parete negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale e questo soprattutto perchè diverse persone hanno deciso di credere nel progetto e dedicare buona parte del proprio tempo libero. Riempie d’orgoglio vedere persone intorno a te crescere professionalmente nella materia che amano ed essere ambiziose, spingersi oltre e abbracciare una visione più a lungo termine. Senza particolari sguardi, riunioni e discussioni sul tema, ci siamo resi conto che per le competenze acquisite, la volontà di acquisirne ancora, per voler coinvolgere molte più persone in Quarta Parete e mossi da una forte ambizione, le due rassegne ci stavano strette e quindi appariva come un approdo naturale la realizzazione di un festival del cinema. Abbiamo scelto la stop-motion per restituire a quest’arte ciò che nessuno aveva mai fatto prima e, sottolineo, la nostra missione è sempre stata quella di rendere noti i migliori film e le migliori produzioni che, per un motivo o per un altro, non hanno goduto di una distribuzione adeguata. È per questo motivo che abbiamo voluto allestire un festival in cui mostrare il meglio della cinematografia mondiale in stop-motion dell’ultimo anno.
Il titolo del festival sfrutta un gioco di parole per far risaltare il tema dell’importanza che ha l’emozione nel contesto cinematografico, come avete raccontato sui social e in diverse interviste dedicate al festival. Oltre l’accento sull’emozione: SeM Stop e-Motion Days cos’è per voi, per il collettivo e cosa vi aspettate sarà per il pubblico?
Andrea: In questi giorni stanno spopolando trailer in cui classici del cinema vengono reinterpretati in stile Miyazaki grazie all’AI. Ma siamo davvero sicuri che avrebbero avuto lo stesso impatto se fossero stati pensati in quel modo fin dall’inizio? Al contrario, i film di Miyazaki avrebbero riscosso lo stesso successo se fossero stati girati in live action con l’aggiunta di CGI? Ogni film riuscito è infatti un felice matrimonio tra tecnica e narrazione. Lo stesso discorso vale anche per la stop-motion, che trovo funzioni emotivamente con particolare efficacia in due atmosfere apparentemente opposte: il sogno e l’incubo. L’artigianalità delle varie tecniche che rientrano nel termine “stop-motion” richiama sempre, in qualche modo, quella dei giochi d’infanzia. Questo elemento risveglia nell’adulto una sensazione di spensieratezza giovanile perduta. Ma è proprio quando si evoca quella stessa spensieratezza per poi deviarla verso il perturbante che scatta l’effetto opposto: l’incubo puro. La stop-motion è quindi legata nel profondo a un termine volutamente generico come “emozioni”, perché riesce a rappresentare con forza gli estremi assoluti—dal sogno all’incubo—per poi esplorare tutte le sfumature intermedie.
Michelangelo: come lasciavo intendere nella risposta precedente, Stop e-Motion Days rappresenta un piccolo traguardo per Quarta Parete e allo stesso tempo una nuova grande sfida che, almeno dal mio punto di vista, abbiamo già vinto, vista la passione che tutto il collettivo ha e sta dimostrando nel progetto. Noi ci auguriamo che il pubblico possa rimanere stupito dalla stop-motion e capisca l’enorme lavoro che c’è dietro ogni singolo frame, almeno quanto lo siamo noi ogni volta che ci approcciamo a un nuovo film realizzato con questa tecnica di animazione. Auspichiamo che il discorso attorno alla stop-motion, almeno per i tre giorni del festival, invada i pensieri del pubblico e gli doni fantasia e magia, la stessa che ogni regista ha impiegato realizzando il proprio film, lungo o corto che sia.
Vi va di raccontarci qualche evento speciale legato al festival? Inoltre so che saranno presenti sia il regista francese Alain Ughetto sia il regista Massimo Ottoni. In che attività si cimenteranno?

Michelangelo: Il Festival si arricchisce di diversi eventi che orbitano attorno all’arte della stop-motion proprio perchè vogliamo che il discorso non si esaurisca nella fruizione passiva della selezione dei lunghi e dei corti, ma teniamo fortemente che il pubblico abbia modo di comprendere tutto ciò che orbita attorno a questa tecnica. Per questo motivo abbiamo organizzato un workshop professionalizzante tenuto da Massimo Ottoni aperto a quindici studenti, amatori o professionisti del settore. La risposta è stata davvero sorprendente viste le oltre cento candidature ricevute. L’attività sarà intensiva, infatti durerà circa 22 ore durante i tre giorni del festival, ma l’obiettivo è fare in modo che i partecipanti escano dalla sala che gli abbiamo dedicato all’M9 con tante nuove competenze.
Andrea: Siamo orgogliosi di poter ospitare alla prima edizione un regista del calibro internazionale di Alain Ughetto. Premiato a Annecy nel 2022 per il suo secondo lungometraggio Manodopera, il francese è entrato tardivamente nell’olimpo degli artisti della stop-motion mondiale. Il 4 Maggio all’auditorium dell’M9 proietteremo i suoi film a cui seguirà una Masterclass da lui tenuta e aperta a tutti fino ad esaurimento posti. Manodopera inoltre (titolo italiano di Interdit Au Chiens et aux Italiens, a ognuno il proprio giudizio su questa scelta) si sposa perfettamente con il contesto del Museo del Novecento. Il film racconta le origini italiane della famiglia del regista, dell’emigrazione in Francia, delle guerre, dell’intolleranza.
Un evento immancabile.
E invece, logisticamente, quanto è fondamentale il lavoro di gruppo per organizzare un evento di una portata così grande? So che siete già abituati con le rassegne, ma immagino che la mole di lavoro sarà stata diversa.
Andrea: La mole non è indifferente considerando che parliamo di 72 ore di festival. Le previsioni più pessimiste sono state superate. Però sono le ore più veloci che abbiamo mai vissuto, l’amore per questo progetto non si fa mai pesare. Inoltre c’è da dire che da soli non si sarebbe fatto assolutamente nulla. Ci sono decine di persone che lavorano sul festival, il collettivo ormai è una realtà radicata nel territorio e che ora deve diventare un polo professionalizzante in cui tutti sono invitati a partecipare.
Michelangelo: come accennato precedentemente, il festival è reso possibile solo grazie alla passione e alla dedizione dimostrate da alcune persone cresciute dentro Quarta Parete in questi anni. La difficoltà più grande è saper delegare, perchè vorresti poter fare tutto come desideri, ma sovraccaricandoti non potrai mai fare un buon lavoro. E’ quindi un atto di fiducia verso il prossimo, con il compito di organizzare le squadre di lavoro in modo funzionale e monitorarne l’operato. Devo dire che, in fin dei conti, non è stato difficile fare questo passaggio fondamentale perchè si vede ogni giorno il fuoco negli occhi di tutte queste persone. In questo modo, poi, tutti hanno avuto la possibilità di crescere ulteriormente e acquisire nuove competenze che, sono sicuro, potranno spendere in futuro anche in altri ambiti.
Un’ultima domanda per concludere: cosa riserva il futuro a Quarta Parete? Avete già qualche progetto o idea in cantiere?
Andrea: Non è possibile prevedere il futuro ed è impossibile sapere se la direzione e i progetti futuri in cantiere porteranno a qualcosa di concreto. Quando parlo di concretezza intendo qualcosa di grande, a livello nazionale e internazionale, che faccia la differenza. È giusto dire che ci muoviamo su un terreno scivoloso. D’altronde, la cultura nel nostro Paese, a causa di tanti fattori sociali e politici, è moribonda e bistrattata. Mi limito a dire che l’ambizione e la passione è tanta. Le condizioni precarie non ci fermeranno.
Michelangelo: finché ci saranno i sognatori e le persone ambiziose di costruire qualcosa di personale, sono certo che Quarta Parete avrà un futuro roseo davanti a sé. Abbiamo qualche progetto in mente, come naturalmente la seconda edizione del Festival per cui abbiamo già iniziato a lavorare, ma non ci fermiamo a questo. Finché saremo mossi da una filosofia forte come quella di indagare il presente attraverso un approccio culturale e, più strettamente, cinematografico, le possibilità di Quarta Parete non si esauriranno mai.

