Poveglia finalmente per tutti

Di Giulia Bastoni

Ora l’isola è nostra: Poveglia concessa a Poveglia per tutti. Undici anni dopo, si fa sul serio. 

È ufficiale: Poveglia per tutti ha ottenuto la concessione dell’isola Nord di Poveglia. Sei anni di gestione, dal 1° agosto 2025, per trasformare uno degli spazi più dimenticati (e mitizzati) della laguna in un parco pubblico vero, vivo e aperto

Non è uno slogan. Dopo undici anni di pressioni, assemblee, raccolte fondi, cura e resistenza ostinata, arriva nero su bianco la firma dell’Agenzia del Demanio e il via libera del Ministero della Cultura. E a questo punto il gioco cambia: niente più attesa, si parte

Non una fondazione, non un’operazione immobiliare: una comunità 

Poveglia non è stata comprata, nessuno ci fa profitto, nessuno può rivendicare un pezzetto d’isola. Questo è il punto. La concessione – a canone agevolato – è il riconoscimento formale di un progetto che esiste da anni nella testa e nelle mani di chi lo ha costruito dal basso. Un modello che si basa su partecipazione vera, cura collettiva e responsabilità condivisa. 

C’erano già 300.000 euro in cassa, frutto di anni di contributi di soci e socie. Ora, con il titolo in mano, si apre una nuova fase: si cercano altri fondi, si attivano alleanze, si mettono le mani – con rispetto – nelle boscaglie, nel pontile e nei sentieri. Si rende accessibile un luogo che per anni è stato sinonimo di abbandono. 

Una vittoria che parla (anche) di tutte le altre battaglie 

Questa concessione è una vittoria concreta, e per niente simbolica. Ma si porta dietro tutto il peso – e il valore – delle lotte che l’hanno preceduta: quelle per i beni comuni, contro la privatizzazione, per restare in città. Qui le contraddizioni si respirano; e proprio per questo, quando si apre uno spazio reale, non è solo un’isola che cambia: è un intero immaginario che si sblocca

Poveglia è la dimostrazione che resistere, organizzarsi e avere cura può funzionare. Non come utopia, ma come pratica. E ora che si fa sul serio, serve l’energia di tutti: associazioni, collettivi, università e singoli che in questi anni hanno creduto (o semplicemente sperato) che fosse possibile. 

Undici anni non sono pochi. Ma se oggi siamo qui, è perché qualcuno ha deciso di non mollare. Di farlo davvero, senza scorciatoie, senza padrini istituzionali, senza cedere alla tentazione del “tanto non cambia niente”. Ora cambia. E chi c’è, può far parte di una storia che sarà difficile dimenticare. 

Fotografie di Sira Viviani e Mattia Favaretto

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