Lumien – In provincia di Venezia, gli alleati del fantastico italiano

Di Ludovica Lancini

Lumien – In provincia di Venezia, gli alleati del fantastico italiano

Le atmosfere bucoliche di Forte Marghera hanno fatto da cornice a un intenso confronto sul mondo dell’editoria con Giulia Padovan che, insieme ad Alvise Canal, ha dato vita a Lumien, casa editrice indipendente che scommette sull’immaginario degli scrittori italiani, autori che non hanno nulla da invidiare alle penne estere. Per rimanere aggiornati, potete seguirli su instagram

Da dove nasce il nome Lumien? 

Il nome nasconde una storia piuttosto particolare. Tutto parte da Alvise Canal, il nostro direttore editoriale, che non è solo editore, ma anche scrittore, nello specifico di fantasy. E Lumien era il nome del primo secondary world da lui ideato e creato, su cui ha basato non solo storie, ma anche una campagna di Dungeons & Dragons! Insomma, era un riferimento che aveva nel cuore da tempo e che abbiamo deciso di trasformare nel baluardo dell’editoria fantasy. 

Sul vostro sito si legge “Lumien, gli alleati del fantastico italiano”. Raccontaci un po’ il significato racchiuso in questo concetto.

A noi piace definirci gli alleati del fantastico italiano perché, molto semplicemente, vogliamo esserlo. Vogliamo essere al fianco di autori e autrici di questo genere, così come di chi legge e cerca le loro storie. Per farlo, ci sono da compiere diverse imprese “eroiche”, e tutte partono da un grande lavoro editoriale. Questo perché trovare manoscritti validi, così come riuscire a dar loro il giusto valore tramite editing, grafica e quant’altro, non è semplice. Per questo cerchiamo di essere i compagni fidati di chi scrive questi generi, di coloro che cercano una sorta di faro a cui avvicinarsi e sulla cui luce basare il proprio viaggio. 

Quindi, a quale necessità risponde Lumien? 

Abbiamo notato, da appassionati e da scrittori, le numerose difficoltà di chi si dedica alla scrittura sì di qualsiasi genere, ma, nello specifico, di chi scrive fantasy e fantascienza in Italia. Abbiamo quindi pensato di creare una realtà che unisse le nostre competenze nel mondo del marketing – entrambi veniamo da questo tipo di background – con la nostra passione per editoria, fantasy e fantascienza, provando a rispondere a questi bisogni e alle domande che spesso gli autori si pongono. 

Generalmente, le grandi case editrici non ritengono il fantasy o la fantascienza generi su cui investire, a meno che non si tratti di autori esteri molto famosi che hanno venduto milioni di copie. Ancor meno, vogliono investire sulle penne italiane, figuriamoci se esordienti. In Italia, chi scrive fantasy o fantascienza si trova di fronte a un muro insormontabile che non fa nemmeno intravedere la pubblicazione. L’editoria è un mondo un po’ oscuro, nebuloso, per cui tanti non sanno come si pubblica o quanto costa pubblicare. È una delle domande più cercate su Google, eppure in realtà pubblicare non dovrebbe costare neanche un euro, perché è l’editore a dover fare l’investimento. Noi siamo fieramente editori non a pagamento, editori “tradizionali”. 

Quali sono i valori su cui si fonda la vostra casa editrice? 

In generale crediamo molto nella qualità invece che nella quantità, quindi pubblichiamo 5-6 opere l’anno. Ognuna di esse prevede un gran lavoro! Crediamo molto nel fantastico come genere, fantasy o fantascienza che sia, e vogliamo valorizzarlo in modo che anche persone che non leggono abitualmente ci si approccino con sincera curiosità.

Anche la divulgazione è un nostro valore portante perché ci interessa molto condividere ciò che impariamo come parte integrante del mondo editoriale, ma non solo. Ci teniamo a condividere tutto quello che apprendiamo con gli autori o aspiranti tali, per portare un po’ di luce in questo mondo. Crediamo nell’alleanza che si crea non solo con gli autori, ma anche con altre case editrici, associazioni, librerie, con tutti coloro che amano il fantastico e vogliono fare del bene per questo genere.

Approfondiamo la questione fantasy e fantascienza. Pensate che siano generi che aiutano a comprendere meglio il mondo che ci circonda? 

Per la fantascienza la risposta è molto semplice, nel senso che si tratta di un genere che da sempre mira a indagare, a porsi delle domande sul mondo che ci circonda, ad affrontare tematiche spinose. 

Il fantasy nasce invece da un background un po’ diverso, da quel desiderio di fuggire dalla realtà, di esplorare nuovi immaginari. Ma, negli ultimi anni, si sta connotando come un genere usato per raccontare tematiche attuali in chiave differente. Ne è esempio il nostro Un affare per orecchia punta, l’urban fantasy noir e – parecchio – politico scritto da M. Maponi! Ci sono anche fantasy che trattano tematiche ambientaliste, come Megalo: Olio e Sangue di Enzo De Simone. Quindi il fantasy è sì un genere che ti porta a fare un viaggio, a scoprire la fantasia di chi l’ha scritto, ma è anche un genere che permette di raccontare storie umane tramite personaggi che non lo sono. 

Il nostro rapporto con questi due generi è di pura passione perché siamo cresciuti entrambi a pane, Viaggio nel Regno della Fantasia, Il Signore degli Anelli e chi più ne ha più ne metta, quindi è proprio il nostro genere del cuore.

Approfondiamo un’altra questione. Perché pensate sia importante dar voce proprio agli autori italiani? 

In generale gli autori italiani vengono bistrattati sia nel panorama editoriale italiano, che in quello estero. Nel mercato estero sono pochi i generi in cui gli italiani vengono tradotti. Parlo di gialli o di narrativa bianca – quindi che non appartiene a un genere specifico –, perché all’estero c’è un’immagine precisa dell’autore italiano, che il pubblico si aspetta. 

Anche in Italia si tende a valorizzare alcuni generi svalutandone altri. Gli esempi calzanti sono proprio quelli del fantasy, della fantascienza e dell’horror. È molto difficile nominare qualche autore italiano di horror, lasciamo stare tutti quei sottogeneri come il weird o quant’altro! Quindi, per noi è molto importante creare una piattaforma, dare visibilità a idee incredibili e penne fantastiche! 

Cosa significa per voi editoria, soprattutto nell’ambito del fantastico? 

L’editoria è un mondo complesso, molto nebuloso. È una sorta di circolo segreto, di cui è molto difficile ottenere informazioni se non se ne fa parte. Provare ad entrarci come scrittore o professionista è molto difficile.

Per quanto riguarda l’editoria italiana, secondo noi di Lumien si tratta di un mondo che al momento dovrebbe essere rinnovato perché sottostà a delle dinamiche un po’ vecchiotte, che meriterebbero una rivisitazione. Di questo non ci facciamo troppo mistero perché abbiamo anche una rubrica sui social, dal titolo La spada della verità, dove smascheriamo i loschi segreti dell’editoria. Per quanto riguarda il fantasy, non sto a ripetere le dinamiche che ho espresso precedentemente, però diciamo che si tratta di un genere che, secondo noi, dà tanto anche per quel che riguarda la denuncia sociale, il raccontare delle tematiche scottanti o anche solo il narrare una storia vincente! Spesso sono romanzi che vengono bistrattati perché ritenuti “per bambini”, quando in realtà non lo sono per nulla. 

Giulia Padovan e Alvise Canal al Salone del Libro di Torino

Curate una bellissima rivista dal titolo Sussurri, disponibile sia online che, come nel caso del Salone del Libro di Torino, in formato cartaceo. Pensate che sia importante per una casa editrice spostarsi anche su dei “canali” che siano diversi dal romanzo? E perché avete scelto proprio una rivista? 

In realtà la risposta potrebbe stupire, ma credo che una rivista, così come un qualsiasi altro mezzo che non siano i romanzi, sia abbastanza inutile per una casa editrice.

Anzi, in realtà molto spesso le persone che leggono Sussurri e la riconoscono – come è successo per esempio allo stand del Salone, che è l’unico luogo in cui portiamo la versione cartacea – magari riconoscono la rivista, non sanno minimamente che dietro si nasconde Lumien. Noi però l’abbiamo fatta, è gratuita, non ci guadagniamo niente, anzi! Andiamo in perdita ad ogni singolo numero per pagare l’illustratore della copertina, l’impaginazione e quant’altro. È veramente un’azione di cuore, che abbiamo deciso di fare perché volevamo donare un altro mezzo a chi scrive fantasy e fantascienza per farsi notare. Molto spesso chi scrive questi due generi si cimenta anche nei racconti e ci tenevamo molto a dare un’opportunità anche a queste penne. Sussurri è una scelta che abbiamo preso sia per loro, che per noi.

Per rispondere all’altra domanda invece no, non pensiamo sia necessario spostarsi anche su altri canali. Di sicuro la rivista può essere inserita all’interno di un progetto più ampio di promozione: una una casa editrice, essendo un’azienda come un’altra, può avere un progetto di marketing e di comunicazione molto ampio che va a toccare canali diversi. 

Come selezionate i manoscritti che arrivano da voi e quante finestre aprite durante l’anno? 

Pubblichiamo circa 5-6 romanzi all’anno – sono pochi, lo sappiamo – e abbiamo ancora meno finestre d’apertura per l’invio dei manoscritti. Per esempio quest’anno ne abbiamo fatta una a gennaio e ancora non sappiamo se ne faremo una a fine anno. Probabilmente no, perché ci sono arrivati tantissimi manoscritti, circa 400! Ed è molto difficile per una realtà come la nostra gestire una tale mole di lavoro, anche perché ci teniamo a dare una risposta anche in caso negativo. 

Ecco come funziona il tutto. Dopo la ricezione dei manoscritti viene fatta una selezione preliminare, scartando tutto ciò che non è in linea con ciò che cerchiamo o tutto ciò che non rientra nel genere fantastico. Quelli che passano questa primissima scrematura vengono inviati alle nostre lettrici editoriali, che li prendono in carico e li valutano con attenzione. A seguito della loro selezione, si crea una sorta di tavola rotonda con Alvise Canal, il nostro direttore editoriale, in cui vengono valutati per capire che apporto darebbero al nostro catalogo. Una volta scelti, si passa alla fase di editing, che può durare diversi mesi. Terminato l’editing si passa alla correzione di bozze. In parallelo scorre tutto il progetto grafico – copertina, impaginazione, gadget vari – accompagnato anche da un progetto di marketing e di comunicazione che si concretizzerà prima, durante e dopo il lancio del romanzo. L’uscita è accompagnata da un progetto di social media marketing, articoli, PR, influencer marketing e quant’altro. 

Come strutturate il lavoro? 

Lumien, come la maggior parte degli editori indipendenti in Italia, è strutturata in una maniera molto contemporanea. C’è una redazione interna molto ristretta, composta dalle due o tre persone che costituiscono la casa editrice. Ci sono poi una serie di consulenti esterni – editor, grafici e quant’altro – che collaborano generalmente di progetto in progetto. Ci tengo a raccontarlo per il semplice fatto che, come dicevo prima, l’editoria è un mondo un po’ oscuro, per cui non tanti sanno come si struttura una casa editrice indipendente e si aspettano che alle spalle ci sia un team di moltissime persone, ma non è così. 

Una domanda un pochino più “naransiana”. Uno degli obiettivi di Naransa è creare una rete tra le realtà culturalmente attive sul territorio. E la vostra sede è in provincia di Venezia! Esistono altre realtà letterarie con cui avete intessuto delle buone connessioni? 

Qui nella zona abbiamo stretto dei rapporti veramente belli con librerie. La Karass in primis (trovate qui la nostra intervista a Edoardo e Naida della Libreria Karass di Venezia)! E in autunno faremo una presentazione presso la Libreria Cuore d’Inchiostro a Rossano Veneto. Siamo veramente felici di alcuni rapporti che abbiamo stretto con altri appassionati di letteratura, soprattutto quando si tratta di fantasy e fantascienza. Non è semplice stringere legami duraturi o anche solo entrare in contatto con librerie, associazioni e club letterari, ma quando succede è sempre un momento di crescita per entrambe le parti!

Cosa riserva il futuro a Lumien? 

Di sicuro abbiamo molti progetti in cantiere, alcuni dei quali andranno ad ampliare Lumien sotto diversi aspetti. Lascio qui solo questo dettaglio, che si rivelerà fra qualche mese.

Ci sono certamente molte cose che vorremmo fare, tanti progetti che ci piacerebbe mettere in campo, anche se bisogna vedere se il panorama del fantasy sarà pronto ad accoglierli. Ci piacerebbe tantissimo, ad esempio, portare i nostri romanzi all’estero, così come realizzarne degli audiolibri e arrivare su piattaforme come Audible o Storytel. Stiamo lavorando proprio in questa direzione e speriamo che nella nostra “sfera magica” alcune di queste idee possano concretizzarsi in futuro.

E vi rivedremo al Salone? 

Sì, al Salone assolutamente. 

E come ultima, prima di ringraziarti. Che titolo consigliereste ai lettori di Naransa? 

Uno dei titoli perfetti per avvicinare al fantasy chi non lo ama o non lo legge è sicuramente Un Affare per Orecchie a Punta di M. Maponi. Per tanti motivi. È un autoconclusivo e ha una peculiarità che lo rende unico: unisce fantasy e noir. A noi piace definirlo il primo fantasy noir in Italia, correggeteci se sbagliamo. Secondo noi è adatto a un pubblico molto ampio ed eterogeneo, perché permette di entrare in un mondo secondario popolato da personaggi appartenenti a razze fantasy, ma lo fa con una narrazione familiare, in stile giallo-noir, affrontando anche tematiche molto attuali. In questo modo qualsiasi lettore può apprezzare il romanzo nella sua interezza.

Se invece dovessi consigliare un romanzo a una persona che già mastica fantasy o fantascienza partirei da Le Notti di Cliffmouth di Mattia Manfredonia. È un romanzo davvero particolare per l’ambientazione e per lo stile dell’autore, che è molto originale. Al momento è il nostro bestseller e un bestseller lo diventa sempre per un motivo. Abbiamo visto che ha saputo catturare l’attenzione degli appassionati di fantasy, ma anche di chi in generale cerca letture con un’ambientazione unica o uno stile che sappia distinguersi. I personaggi sono memorabili, è un romanzo corale e risponde a tante esigenze di chi legge fantasy abitualmente e ha voglia di una ventata nuova, varia, fresca e diversa dal solito.

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