Robert Mapplethorpe – Le forme del classico alle Stanze della Fotografia

Di Giorgia Velluti

Chi era Robert Mapplethorpe? 

Nato nel 1946 nel Queens, Robert muore a Boston nel 1989 a causa di complicazioni dovute all’AIDS. Una vita breve la sua, quella di un fotografo che ha ritratto innumerevoli celebrità e artisti, tra cui Andy Warhol. Mapplethorpe faceva parte della comunità omosessuale di New York, dove amava ritrarre soggetti maschili e femminili nudi e scene sadomaso. Criticato per la sua arte, Mapplethorpe può essere definito uno dei fotografi ribelli della sua generazione. 

Ma può una semplice descrizione definire una figura tanto complessa? Forse per scoprire davvero chi era Mapplethorpe, come spesso accade per i grandi fotografi, non bisogna limitarsi a parlarne, ma osservare i loro lavori, quelle fotografie che sono rimaste immortalate nel tempo e che ancora oggi riescono a raccontarci qualcosa. Se vi parlassi di Cartier-Bresson mi basterebbe descrivervi una sua fotografia e subito visualizzerete con gli occhi della mente le sue visioni in bianco e nero, la gente comune, le strade di Parigi.

Tra scultura e fotografia:

Robert Mapplethorpe aspirava ad andare oltre la pura fotografia, tanto che potremmo definirlo un fotografo-scultore. Lui stesso aveva dichiarato: “Se fossi nato uno o duecento anni fa, forse sarei stato uno scultore”.

Le sue foto sono scolpite attraverso la luce, le ombre, le forme sinuose di corpi e fiori, attraverso un’abile tecnica di composizione e un occhio attento al particolare, al dettaglio, alla forma di un soggetto (sia esso umano o vegetale). Mapplethorpe è riuscito a creare vere e proprie sculture fotografiche, che perdurano ancora oggi, come fossero di duro marmo.

Naturalmente quando parliamo di scultura, ci riferiamo a quell’arte manuale e complessa che trasforma un materiale grezzo in qualcosa d’altro. Pensiamo ad esempio al maestoso e impareggiabile David di Michelangelo o al Pensatore di Rodin, due sculture che riescono ad emozionare e a suscitare in noi la parvenza di star osservando non una pietra, ma quasi un uomo reale, tangibile.

La fotografia, al contrario, è un’arte più recente rispetto alla scultura, nata nel 1839 con il primo dagherrotipo presentato in pubblico. Essa prende vita da una serie di processi che tramite diversi dispositivi permettono di dare alla luce una fotografia. Il termine deriva dal greco e significa disegnare, scrivere con la luce. Robert Mapplethorpe è riuscito a fare proprio questo: ha scolpito figure umane con la luce, facendole divenire statue, rifacendosi ai grandi modelli del periodo classico.

Le Stanze della fotografia a Venezia:

La mostra aperta dal 10 aprile 2025 fino al 6 gennaio 2026 presso Le Stanze della Fotografia (Isola di San Giorgio, Venezia) si intitola: ‘Robert Mapplethorpe. Le forme del classico’ e mette in esposizione ben più di 250 fotografie del fotografo americano. Una mostra che merita di essere esplorata, per scoprire un percorso intenso e unico, che vi porterà dalle prime sperimentazioni con i collage ai ritratti, arrivando poi alle sculture vere e proprie.

Curata da Denis Curti, la mostra ‘Robert Mapplethorpe – Le Forme del classico’ ha già ottenuto molto successo, richiamando un pubblico attento e curioso, appassionati, giornalisti e fotografi di varia natura. La visita è a pagamento (biglietto intero 14€, ridotto 12€), per scoprire riduzioni e gratuità vi invito a visitare il sito ufficiale: https://lestanzedellafotografia.it/it/

Le Stanze della Fotografia sono nate dopo aver lasciato la storica sede dei Tre Oci, luogo simbolo nonché casa della fotografia a Venezia da anni. Ad oggi la Casa dei Tre Oci è diventata sede del Berggruen Institute Europe e offre ancora mostre dedicate all’arte e alla fotografia. Adesso è in corso la mostra fotografica (ad ingresso gratuito): ’Controfacciata’ di Matthias Schaller.

Abbandonata “la casa” in Giudecca, la fotografia necessitava di un nuovo spazio, così da tre anni sull’Isola di San Giorgio, a pochi passi dalla Fondazione Cini, Le Stanze del Vetro e altre meraviglie nascoste, ci sono anche le Stanze della Fotografia. Raggiungere l’isola è molto semplice: basta salire sul vaporetto numero 2.

Un biglietto, due mostre:

A pian terreno troverete la mostra dedicata a Mapplethorpe, ma dal 27 agosto al 5 ottobre, al primo piano prende vita una seconda mostra: ‘AttraversaMenti’ del fotografo italiano Federico Garibaldi, visitabile con lo stesso biglietto.

La mostra di Mapplethorpe:

La mostra si trova al pian terreno delle Stanze, accessibile senza problemi anche per persone con disabilità. Sono benvenuti anche i vostri amici animali. All’ingresso troverete un fornitissimo bookshop, dove libri e cataloghi di arte, ma soprattutto di fotografia, vi faranno venir voglia di mettere mano al portafoglio. In vendita troverete anche alcuni souvenir dedicati alla mostra di Mapplethorpe, come cartoline, magliette e poster, ma anche molto altro!

Gratuitamente, si avete capito bene, potrete ascoltare l’audioguida della mostra. Vi basterà avere con voi il vostro smartphone e inquadrare il QR code che troverete su un pannello rosa in ingresso, poco prima dell’inizio della mostra (ma tranquilli, lo staff è lì per aiutarvi!). Potete usare le vostre cuffie bluetooth o con filo, in mancanza vi è concesso tenere ad un volume basso il telefono vicino all’orecchio per l’ascolto, l’importante è non disturbare gli altri visitatori.

Le sezioni della mostra:

Se avete scaricato l’audio-guida, allora questa vi farà da “mappa” durante il percorso, dopo un’introduzione, dovrete proseguire stanza per stanza, ovvero sezione dopo sezione, per scoprire i lavori e le tematiche legate al fotografo di New York. All’interno dello spazio espositivo troverete naturalmente anche dei pannelli descrittivi in italiano e in inglese.

Soffermarvi sulla vita di Robert Mapplethorpe è il miglior modo di iniziare la visita e riuscire a capire meglio la sua visione.

La prima sezione è dedicata ai collages, di seguito troverete Patti Smith, scrittrice, performer e cantante.

Piccola nota su Patti Smith: grandi amici fin dagli inizi, la storia che la lega a Robert Mapplethorpe è profonda, tanto che meriterebbe di essere trasportata in un film. I due hanno vissuto insieme a New York, condividendo un appartamento, amandosi, aiutandosi e supportandosi a vicenda. Due artisti ribelli, “just kids”, che hanno cercato di raccontare il mondo a modo loro. Patti Smith di recente ha tenuto un concerto a Venezia, il 7 luglio scorso. La sua grinta è accesa oggi come allora.

La mostra prosegue con Lysa Lion (body builder), gli autoritratti, i ritratti, i nudi maschili (“bronzee sculture viventi”), i nudi femminili (“una potenza quasi regale”), i fiori (tra cui: calle, orchidee e tulipani) e le statue.

Fotografie in movimento:

La mostra, dopo la prima grande sala, vi accompagnerà in una stanza dedicata a tesori nascosti da scoprire: una teca con dei cassetti, che potete aprire per curiosare dentro, chissà cosa troverete. Nella stanza ci sono anche delle sedie, per riposare, ma anche per guardare i due microfilm in mostra:

Still Moving: Patti Smith, prodotto e diretto da Robert Mapplethorpe (1978)

Lady (con Lysa Lion), diretto da R. Mapplethorpe (1984)

Insomma ne avrete di cose da vedere, foto su cui soffermarvi e curiosità da scoprire!

Bonus studenti:

Se siete studenti degli atenei veneziani l’ingresso costa solo 7€, se invece siete studenti di altre università (anche estere) il mio consiglio è di andare alla mostra di venerdì, quel giorno anche voi pagherete 7€!

Per altre riduzioni visitate il sito: https://lestanzedellafotografia.it/it/

Consigli di lettura:

Per approfondire la conoscenza del mondo e della storia di Mapplethorpe vi consiglio due letture:

  • Just Kids, di Patti Smith (un romanzo per immergersi nella New York degli anni ’60)
  • Mapplethorpe. Una Vita, di Patricia Morrisroe (la biografia in italiano di Robert Mapplethorpe, edita da Marsilio).

Se poi volete un po’ delle forme del classico sempre con voi, nel bookshop troverete in vendita il catalogo della mostra.

Vorrei concludere l’articolo con un’altra citazione di Robert Mapplethorpe:

“La fotografia è proprio il modo perfetto di fare una scultura”.

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