Scritto da Giorgia Velluti
Igor veniva dal sud, non un sud soleggiato come si potrebbe immaginare, ma un sud gelido, cupo e pieno di neve. Igor veniva da una terra desolata senza nome e fin da bambino sognava di compiere un grande viaggio: raggiungere le alte montagne.
Suo nonno Fredrick gli raccontava sempre la storia del tesoro nascosto sulle alte montagne, una storia che tra gli abitanti del sud era divenuta una sorta di leggenda, poiché il tesoro non fu mai trovato e i tanti che si avventuravano in quel viaggio pericoloso raramente facevano ritorno.
Il tesoro custodito nel cuore delle alte montagne era un lascito delle divinità del sud, secondo l’antica credenza del popolo. Le divinità avevano lasciato un tesoro introvabile ma degno di un re per chiunque ne fosse stato meritevole. Così nel tempo, in molti tentarono invano di recarsi sulle alte montagne alla ricerca del tesoro perduto. Igor al compimento della maggiore età, che per i popoli del sud corrispondeva ai 20 anni, aveva deciso di avventurarsi da solo alla ricerca del tesoro.
Per anni, ascoltando il racconto del nonno, aveva sognato di tornare a casa vittorioso, come l’eroe che aveva trovato il tesoro perduto e irraggiungibile degli dei del passato. Igor si sentiva pronto, aveva preparato tutto per il lungo viaggio: il grasso di foca, le scorte di cibo, pellicce per tenersi al caldo, dei fiammiferi e una lanterna, perfino il coltello da caccia che gli aveva regalato suo padre. Niente lo avrebbe fermato: per Igor quella era la missione della vita, la ragione per cui era venuto al mondo. La sua convinzione spaventava persino sua madre, che cercava di dissuaderlo dal compiere un viaggio tanto difficoltoso. Raggiungere le alte montagne non era cosa facile, serviva abilità, esperienza e capacità di adattamento, le temperature raggiungevano anche i meno 40 gradi e ancora più in alto si rischiava il congelamento totale se non si prendevano le dovute precauzioni. Ma Igor era determinato, e niente e nessuno gli avrebbe fatto cambiare idea. “Almeno”, gli disse sua madre Frida, “non partire da solo, porta con te qualche compagno di viaggio”. Ma Igor non voleva l’aiuto di nessuno. Era testardo e abbastanza pieno di sé, non voleva essere un peso per gli altri e non voleva avere dei compagni a cui dover pensare durante la scalata.
Tra il popolo, mentre Igor terminava i preparativi, la voce si era già sparsa e cinque giovani ragazzi erano pronti a seguirlo in questa missione. Gli impavidi che volevano unirsi ad Igor nella sua avventura erano i fratelli Alvar e Arvid, Nohr, Johan e Ingrid. Igor non voleva saperne, e nonostante loro bussassero di continuo alla sua porta mostrandosi pronti e senza paura, lui rifiutava categoricamente qualunque tipo di aiuto.
Il giorno della partenza era ormai vicino. Per raggiungere le alte montagne era necessario partire al calare della notte, così da vedere le cime innevate alle prime luci dell’alba. Il percorso per raggiungere le alte montagne era ben segnato sulle mappe tramandate nel tempo, persino suo nonno ne aveva una e l’aveva lasciata in eredità a Igor nella speranza che un giorno egli avrebbe portato a casa il gran tesoro.
Igor, temendo di essere seguito dai cinque compagni indesiderati, decise di partire prima dell’ora propizia così da nascondersi nel buio delle tenebre. Avrebbe acceso la lanterna solo quando si fosse trovato ben lontano dal villaggio. Ma anche i cinque avevano avuto la stessa idea. Non serviva che seguissero le orme di Igor, perché anche Ingrid aveva una mappa che indicava la strada per le alte montagne.
Calò la notte e il freddo si fece più forte, qualche cristallo di neve continuava a cadere, ma delicatamente, come portato dal vento. Era per Igor un buon segno, era giunta l’ora di avventurarsi. Diede un bacio a sua madre che dormiva e, preso il suo bagaglio, uscì dal portone di casa.
Anche Alvar, Arvid, Nohr, Johan e Ingrid erano pronti a partire. Avevano formato una bella squadra, con l’idea di sostenersi a vicenda e, quando sarebbe stato necessario, di aiutare anche Igor. Sapevano bene che un viaggio così lungo e pericoloso nemmeno Igor sarebbe riuscito ad affrontarlo da solo, e i cinque erano fermi nella decisione di voler aiutare il loro amico, sebbene Igor fosse un lupo solitario, spesso arrogante nei loro confronti. Era una caratteristica del popolo del sud, quel desiderio di aiutarsi a vicenda soprattutto tra compagni, o almeno questo era ciò che i loro padri gli avevano insegnato: essere uniti e mai divisi.
Era buio pesto, un freddo polare e un silenzio assoluto riempivano il vuoto che si apriva davanti agli occhi di Igor. Lui era ben coperto, si era sistemato gli abiti pesanti per potersi muovere agilmente ed avere comunque una chiara visuale. Del suo volto si percepivano solo gli occhi scuri e brillanti, uno sguardo deciso che puntava al tesoro.
I cinque proseguivano a passo lento ma deciso, cercando di nascondersi ai sensi sempre in allerta di Igor. Si sarebbero rivelati solo quando sarebbe stato necessario, altrimenti Igor li avrebbe rimandati indietro o avrebbe tentato di bloccarli in qualche modo.
Igor decise di accamparsi a riposare per un po’, c’era ancora molta strada da percorrere prima di iniziare la vera e propria salita verso il grande freddo. I cinque fecero lo stesso, mantenendosi sempre ad una distanza sicura dagli occhi e i sensi di Igor. Tutti si addormentarono lentamente, provati dal freddo e dalla stanchezza.
Un ululato nella notte nera risvegliò gli animi assopiti dei viaggiatori, le alte montagne erano ancora lontane e lungo il percorso avrebbero incontrato molti pericoli. Igor dopo aver riposato abbastanza decise di ripartire, conosceva bene i lupi selvaggi di quelle terre e non voleva iniziare una battaglia che gli avrebbe consumato energia e risorse, così accesa la lanterna continuò ad avanzare nella notte e nella neve. Altri pericoli lo attendevano lungo la strada.

