Camera a luci rosse

di Francesca Pascale

26 Giugno

Guardava il soffitto della sua camera, M., chiedendosi come sarebbe  proseguita  quella strana giornata. Il rumore della pioggia batteva incessantemente sulla grande vetrata della sua stanza; grandi goccioloni si infrangevano per poi scivolare fra i bordi del cornicione a cascata, fino a giù il viale, contaminando l’erba del giardino. 

Dicono che, quando si è in uno stato d’ansia paralizzante, concentrarsi su fattori esterni al proprio stato d’animo, aiuti a far passare quei brutti cinque minuti che caratterizzano la durata minima di un attacco di panico. 

Eppure  quest’affermazione, apparentemente  azzeccata, si basa su una grande contraddizione: non c’è ostacolo più difficile dell’uscire dalla propria interiorità, e guardare verso il fuori, verso la realtà che ci circonda, nel momento in cui siamo sopraffatti da un’emozione. 

È come se la  vista si offuscasse, in favore di un più lucido occhio puntato verso noi stessi. Nonostante questo, nonostante M. fosse fermamente convinta di ciò, si trovava, in quel momento, in uno stato come di trance, colta da una calma piatta, la quale  non aveva mai caratterizzato momenti di tensione, fino ad allora. Certo, nella sua vita quotidiana cercava spesso di camuffare con la tipica finta nonchalance delle persone che soffrono d’ansia, il senso perturbante di angoscia che le poteva capitare quando andava a fare la spesa, o se si trovava nel vagone di un treno troppo affollato. 

Era forse per questo che si sentiva cosi tremendamente a suo agio su quel letto, perché questa volta la sua paura era scaturita da qualcosa di razionale e concreto. “E’ incredibile come la natura abbia una mano chirurgica nel plasmare la struttura dell’essere umano e degli animali” pensò M., “lo spirito di conservazione dell’uomo è talmente potente, da renderlo lucido e calmo nelle vere situazioni di tensione, in modo da poter agire nel migliore dei modi possibili, al fine di salvarsi la pellaccia”. 

Sorrise, pensando a quanto un po’ di paura e timore, nell’ultimo anno trascorso, le sarebbero stati ottimi alleati nel tenerla lontana dai guai. Ma così non era stato perché M. raramente aveva provato un sentimento di paura consapevole nella sua vita: questo era uno di quei momenti.

Ma partiamo dal principio. 

(Continua prossimamente…..)

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