Scritto da Giorgia Velluti
Quando il cielo su Venezia diventa grigio in autunno, e specialmente nelle prime fredde giornate di novembre, l’atmosfera nella città lagunare cambia totalmente. Venezia sembra scomparire, sebbene la città sia un vero e proprio museo a cielo aperto, quando il clima diventa cupo e nebbioso, potrebbe sembrare che la sua bellezza vada svanendo, eppure non è così, perché Venezia racchiude in sé un fascino misterioso che solo pochi sono in grado di catturare ed apprezzare anche nelle stagioni più fredde dell’anno.
Joseph Mallord William Turner (1775-1851), noto pittore ed incisore inglese, ha realizzato diversi acquerelli durante il suo soggiorno veneziano, catturando una Venezia lontana e sognante, quasi mistica ma soprattutto irraggiungibile.
William Turner è conosciuto principalmente per il suo stile romantico ed i suoi tramonti infuocati. L’artista attraverso la rappresentazione di paesaggi, racconta anche le emozioni del luogo. Turner dipinge principalmente le sue opere con la tecnica ad olio ma altrettanto incredibili sono i suoi lavori realizzati con l’acquerello, dove il colore incontra l’acqua. Venezia ne è la rappresentazione assoluta, una città d’acqua dipinta con una tecnica che usa l’acqua come elemento essenziale e riesce ad evocarne così l’anima più intima. I dipinti ad acquerello che Turner realizza di Venezia sono istanti evanescenti di una città preziosa e unica come Venezia, che vive in simbiosi con la sua laguna.
Nel volume “a Venezia con Turner” edito da Marsilio e curato da Ian Warrell, tradotto dall’inglese da Cristina Popple, si possono ammirare i dipinti ad acqua che Turner ha realizzato a Venezia durante i suoi viaggi. Quasi tutte le opere fanno parte della collezione del Tate Museum di Londra.
Conosciuto con il soprannome di pittore della luce, William Turner non solo ha raccontato attraverso le sue opere una Venezia differente, ma autentica, nella pura semplicità della forma e dei colori, sfruttando la luce e soprattutto l’appartenenza alla laguna.
Venezia è una città nonché un ecosistema fragile, Turner sembrava già essersene reso conto a suo tempo, dipingendola con una leggerezza e delicatezza di un poeta con un pennello. Le sue vedute sono testimonianza di una Venezia onirica, soffusa, quasi irreale ma che nelle giornate più nebbiose in autunno, è possibile ancora vedere dal vero.
Proviamo allora ad immergerci in un viaggio surreale, attraverso le vedute di Turner a Venezia e ad emozionarci ammirando la pura bellezza. Il libro “a Venezia con Turner” propone le opere suddividendole in piccoli capitoli, divise per zone, si parte da Piazza San Marco e Palazzo Ducale fino ad arrivare alle Fondamenta Nuove e la laguna.
Inizia il viaggio.
Piazza San Marco e Palazzo Ducale:
William Turner soggiornò a Venezia per circa una settimana (e fece ritorno in laguna più volte), un tempo alquanto breve ma ben sfruttato, nel quale realizzò un grande numero di schizzi ed opere. Naturalmente per Turner non era facile rappresentare Venezia, poiché come molti altri artisti doveva competere con le vedute realizzate dal Canaletto (1697-1768), ma il pittore inglese riuscì comunque a trovare il modo di raccontare visivamente la sua Venezia.
Venezia già al tempo di Turner era una meta molto ambita, conosciuta grazie agli innumerevoli dipinti che circolavo, quindi un itinerario veneziano classico doveva pur sempre cominciare da Piazza San Marco. L’opera realizzata in grafite e acquerello su carta, intitolata “Il campanile di San Marco e il Palazzo Ducale – Mattina” (1819) mostra una silhouette ben definita del campanile e di Palazzo Ducale, gli iconici monumenti della più bella piazza d’Europa. La laguna ed il cielo sono un unico blu, è mattina ed il colore che Turner utilizza è un delicato giallo-arancio che delinea in pochissimi tratti le finestre e altri minimi dettagli, la Piazza San Marco è ben nota a molti, non servono altre informazioni grafiche, solo il campanile ed il Palazzo Ducale bastano a raccontare questa prima tappa a Venezia. Una veduta in lontananza, da una barca, oggi paragonabile ad una fotografia scattata con il cellulare dal vaporetto. Ma Turner presenta una Venezia vuota, silenziosa, dove non c’è traccia delle folle di turisti, né di barche ormeggiate a riva, ma soltanto il silenzio del mattino colpito da una luce calda del primo sole che illumina la città e la rende quasi un miraggio dorato nel deserto acquatico.

Dall’Hotel Europa:
Il percorso di Turner a Venezia prosegue, il suo alloggio è presso l’Hotel Europa. Oggi conosciuto come The Westin Europa & Regina, situato al 2159 di Piazza San Marco, l’hotel ancora oggi offre una delle migliori vedute su Venezia, affacciandosi sul Canal Grande ed il Bacino di San Marco.
Dalla sua stanza e dalle finestre dell’Hotel, Turner poteva godere di un panorama senza eguali sulla città di Venezia e venirne catturato nonché ispirato. Se ci si affaccia da una finestra si osserva sempre il mondo in modo differente, i campanili di Venezia poi, risultano essere come dei punti di riferimento per ogni occhio in cerca di qualcosa. Che cosa stava cercando Turner? Dal tetto dell’Hotel Europa, Turner realizza un altro acquerello e guazzo su carta marrone, intitolato “Il campanile di San Marco dal tetto dell’Hotel Europa: chiaro di luna” (1840 circa). I colori in questo caso sono molto più intensi e scuri, i dettagli del paesaggio davvero minimi, si presenta ai nostri occhi una Venezia notturna al chiaro di luna, avvolta in una massa di colori che evocano la nuda terra o il colore delle tegole, nonché un ambiente che ricorda il calore di un focolare acceso. Il campanile di Venezia sembra essere onnipresente quasi in ogni opera di Turner, ben in vista, facile da identificare, se anche i colori cambiano, basta la sagoma del campanile a far identificare nel paesaggio la città di Venezia. In un altro lavoro, sempre un acquerello su carta intitolato “Venezia all’alba, dall’Hotel Europa, con il campanile di San Marco”(1840), William Turner delinea la città sfumando i colori che tendono al rosa, al rosso e al giallo, è l’alba ed un nuovo giorno sta per illuminare la città, come se Venezia nascesse nuovamente in quel momento, come fosse argilla che lentamente si trasforma in pietra e acqua. Turner sembrava cercare la natura stessa della città.

Il Bacino di San Marco e San Giorgio Maggiore:
Il viaggio prosegue, alla ricerca di un nuovo punto di vista. Una delle migliori vedute sulla laguna e la città viene offerta da Punta della Dogana, Turner ne rimase incantato e sfruttando l’ampio spazio realizzò diversi acquerelli e schizzi del Bacino di San Marco e dell’isola di San Giorgio Maggiore. Il panorama di Venezia che si può ammirare da quella prospettiva non ha eguali, ancora oggi sono in molti che al mattino e anche durante diverse ore del giorno, sfruttano quella posizione per catturare fotografie della città.
L’opera intitolata “San Giorgio Maggiore- Mattina presto” (1819) è un acquerello su carta, dove William Turner immortala la magnifica basilica realizzata da Andrea Palladio (1508-1580). Il riflesso sull’acqua rende il dipinto di Turner molto emotivo, sembra di sentire lo scorrere delle onde della laguna, il muoversi leggero delle imbarcazioni e il vento che soffia al mattino. Con colori tenui che ricordano i pastelli, Turner dipinge un momento tranquillo, sembra non esserci nessuno, ma solo il pittore e la città. Oggi il Bacino di San Marco è frequentato, rumoroso, pieno di vaporetti e taxi, ma ancora molto suggestivo e così l’isola di San Giorgio Maggiore, raggiungibile con la linea 2 da San Zaccaria e da Piazzale Roma, dove la basilica di Palladio è sempre accessibile, un luogo ideale per godere di una vista unica e diversa della città, più silenziosa al mattino e in tarda serata dopo il tramonto.

Il Canal Grande:
Si prosegue lungo la via d’acqua centrale, esplorando il Cane Grande. Al tempo di Tuner non c’era ancora la linea 1, ma oggi se volete ammirare i sontuosi palazzi veneziani lungo il Gran Canal non c’è modo migliore se non con una imbarcazione, che sia un vaporetto, una gondola oppure una barca a remi. Turner rimase ancora una volta colpito dal fascino di Venezia, come testimonia l’acquerello intitolato: “Palazzo Balbi sul Canal Grande” (1833/1840 circa). In quest’opera il pittore fa spazio ai dettagli, concentrandosi sulla rappresentazione degli edifici, anche loro simbolo e anima della città lagunare.

Dorsoduro e il Canale della Giudecca:
Alla ricerca di una Venezia fantasma, poiché questa zona in particolare ha subito nel tempo un grande mutamento dovuto all’industrializzazione ed al turismo, quindi le vedute di Turner si fanno testimonianza storica di una Venezia scomparsa. “Il Canale della Giudecca volgendo lo sguardo verso Fusina al tramonto” (1840) è realizzato in grafite, acquerello e pastelli a cera su carta. In questa veduta, Turner presenta una Venezia ormai fantasma, un ricordo lontano, una realtà che a stento riusciamo oggi ad immaginare se esploriamo la zona di Dorsoduro e della Giudecca. I tramonti sono il momento della giornata più rappresentato dal pittore, che ama fortemente i colori forti ma comunque delicati, senza eccedere infatti Turner delinea una Venezia ancora una volta silenziosa, dove barche remano in primo piano e in lontananza un cielo soffuso si presenta con macchie di colore che evocano il mutamento della fine del giorno.

A est, verso l’Arsenale:
Venezia sembra essere immensa, infinita e William Turner continua a catturare con i suoi colori e la sua tecnica l’essenza invisibile di ogni parte della città lagunare, in queste tre opere selezionate Turner ci racconta ancora una volta, una Venezia che sembra esistere solo nel mondo dei sogni.
“Tempesta a Venezia” (1840) è un acquerello con dettagli aggiunti a penna su carta che Turner realizza proprio durante una tempesta, l’opera si trova presso The Trustees of the British Museum a Londra. Il movimento delle pennellate riesce ad evocare la forza devastante dell’acqua sulla città, non c’è più Venezia, ma solo una sua leggera ombra in lontananza, la città sta per essere sommersa dalla pioggia di un forte temporale in arrivo, una gondola nera in primo piano racconta la fuga dalla tempesta e sebbene l’opera sia un’immagine statica, l’abilità di Turner riesce a dare movimento e nel guardare l’opera sembra di sentire la fatica del rematore che agile cerca di scappare dal temporale in arrivo.

“Il sole di Venezia va per mare” ( esposto nel 1843), olio su tela. Non un acquerello, ma un dipinto realizzato ad olio che presenta infatti una totale e differente immagine della città. Qui Venezia è una miniatura sullo sfondo, le barche sono protagoniste nella laguna e i colori si fanno più intensi, vividi, quasi pesanti. La leggerezza dell’acqua è scomparsa, quella leggera tinta che i colori ad acquerello riuscivano ad emulare, nel quadro “Il sole di Venezia va per mare” Turner racconta una Venezia con una luce nuova, a partire dal titolo che si fa pura poesia.

“San Pietro di Castello all’alba” (1840), acquerello e grafite su carta bianco sporco, l’opera si trova presso la National Gallery of Ireland di Dublino. San Pietro di Castello nella veduta ad acqua di Turner diventa come una città fluttuante, una città sospesa tra mare e cielo, “un castello nel cielo”. Il rosso-arancio è protagonista, centrale, ma il momento della giornata è proprio l’alba, il sorgere del nuovo giorno dove i colori della luce sono più tenui e il blu della laguna è pressoché scomparso. San Pietro di Castello sembra essere un nuovo luogo distinto da ogni altro sestiere, un’isola solitaria senza legami con la città.

Le Fondamenta Nuove e la laguna:
Verso la fine di questo viaggio immerso nelle opere di Turner, raggiungiamo le fondamenta nove e la laguna, e come ultima tappa volgiamo lo sguardo ad un altro acquerello su carta, intitolato “Volgendo lo sguardo sulla laguna al tramonto” (1840). Turner ha assaporato Venezia, l’ha conosciuta tramite l’acqua e attraverso essa l’ha rappresentata, rendendola in qualche modo immortale. In questa veduta la laguna è protagonista, il blu è solo l’essenziale ricordo di una città che vive sull’acqua e ancora una volta, Turner gioca con i suoi amati colori e dipinge un tramonto di fuoco, caldo, energico. Venezia è assente, ma presente nelle tinte e nelle singole pennellate dell’artista.

A Venezia con Turner:
Ogni opera mostra una particolare veduta della città, ma sono i colori che William Turner utilizza a rendere ogni acquerello significativo, Venezia diventa una città fantasma, quasi invisibile ma perfettamente riconoscibile da pochi semplici elementi. Queste sono solo alcune delle opere che Turner realizza su Venezia, qui viene presentata una piccola selezione per scoprire una Venezia nuova, artistica, poetica. Si può esplorare la città seguendo le orme di questo grande artista romantico, che ha voluto raccontare Venezia con una tecnica tanto semplice quanto difficile, creando dei panorami meravigliosi e fermi nel tempo.
Esplorare e conoscere Venezia non è qualcosa che si può sperare di fare in un giorno o in una breve settimana, serve fermarsi, sedersi ad ammirare l’alba, un tramonto, il chiaro di luna. Venezia va esplorata lentamente, a passo lento, seguendo il ritmo delle barche a remi e delle gondole. Una città sospesa tra la terraferma e la laguna, una città che non ha eguali e che continua ad affascinare milioni e milioni di persone, Venezia continua a rimanere un mistero, avvolto nelle nebbie autunnali e nei colori sfumati sulla carta bagnata.
Bibliografia:
Ian Warrel, a Venezia con Turner, Marsilio, 2021

