Scritto da Laura Piatti
Nella cultura dell’Olivetti della metà del secolo scorso era profondamente radicata la convinzione che i luoghi del lavoro e della produzione dovessero possedere elevate qualità estetiche, oltre che funzionali. L’ambiente, secondo Adriano Olivetti, non era un semplice contenitore dell’attività produttiva, ma una componente attiva del benessere del lavoratore e, di conseguenza, della crescita dell’impresa. Bellezza, ordine, armonia e innovazione dovevano accompagnare il gesto quotidiano del lavoro, rendendolo più consapevole e umano. Questa visione si estese naturalmente anche ai negozi. Essi non erano pensati come semplici spazi di vendita, ma come luoghi capaci di comunicare un’identità precisa: efficienza, qualità del design, eccellenza tecnologica.

Venezia, con la sua storia millenaria e con Piazza San Marco, cuore simbolico della città e antico centro dei commerci internazionali, rappresentava una sfida unica. Qui, tra i portici delle Procuratie Vecchie, l’Olivetti decise di collocare uno dei suoi negozi più ambiziosi, consapevole che confrontarsi con un contesto monumentale di valore assoluto richiedeva una sensibilità fuori dal comune.

Per Venezia Adriano Olivetti immagina qualcosa di molto ambizioso: un negozio che non si limiti a inserirsi nel tessuto urbano, ma che sappia rappresentare la raffinata cultura dell’azienda, facendo convivere modernità e tecnologia con il rispetto profondo per la storia e l’architettura del luogo. La scelta dell’architetto cade, naturalmente, su Carlo Scarpa: veneziano, profondo conoscitore della città, della sua materia e delle sue stratificazioni. Scarpa aveva già dimostrato la sua straordinaria capacità di intervenire in contesti storici complessi e, nel 1956, aveva ricevuto insieme a Ludovico Quaroni il Premio Olivetti per l’Architettura.

Il progetto prende forma nel 1957, ma fin dall’inizio si scontra con difficoltà significative. Gli spazi sono angusti, poco illuminati, vincolati da strutture architettoniche rigide. Scarpa non può contare su ampie superfici né su grandi gesti formali; sceglie quindi un’altra strada, concentrandosi sui dettagli, sulla precisione del disegno e sull’uso sapiente dei materiali. Marmo, pietra, legno, metalli, vetro e laminati plastici vengono orchestrati con una cura quasi artigianale, in un equilibrio delicato e raffinato. Nascosto nel tessuto denso di Piazza San Marco, quasi mimetizzato tra le architetture storiche, il Negozio Olivetti si rivela poco a poco al visitatore. All’interno, lo spazio è completamente ripensato: Scarpa elimina il muro tramezzo che divideva l’ambiente e colloca la scala al centro, trasformandola nel fulcro compositivo e percettivo del negozio. Non è più un semplice elemento funzionale, ma un percorso, una scena, un dispositivo spaziale che guida lo sguardo e il movimento.

All’interno, sulla sinistra, l’attenzione è catturata dalla scultura Nudo di Alberto Viani, collocata sopra una lastra di marmo nero su cui scorre un velo d’acqua. Scarpa stesso raccontò di aver pensato l’intero progetto come un ambiente per quella scultura. Il piano terra, rialzato di 31 centimetri per proteggere lo spazio dalle periodiche acque alte, è interamente dedicato all’esposizione e alla vendita. Verso la piazza, una cancellata in bronzo patinato dialoga con discrezione con le Procuratie Vecchie. La scala conduce ai corridoi pensili del piano superiore, che fungono da balconate espositive e permettono di sfruttare al massimo lo spazio, conducendo agli ambienti d’ufficio. Il pavimento a mosaico, realizzato secondo una tecnica tipicamente veneziana, articola lo spazio attraverso il colore: il rosso accoglie il visitatore all’ingresso, il bianco domina la zona centrale, il blu caratterizza gli spazi laterali e il giallo chiude il percorso sul retro. Marmo carsico, legno di teak massiccio, rivestimenti in pietra, lampadari moderni, superfici vetrate e la porta d’acqua in teak affacciata sul canale costruiscono un dialogo continuo tra interno ed esterno, tra architettura e città, tra materia e luce.
Il Negozio Olivetti è una testimonianza straordinaria di come l’architettura moderna possa dialogare con la storia, senza sopraffarla. Scarpa non interrompe la continuità commerciale e culturale di Piazza San Marco, ma la reinterpreta con intelligenza e rispetto, creando un’architettura silenziosa, capace di insinuarsi nel contesto veneziano fino a diventarne parte integrante.

