di Giorgia Velluti
Che fine fanno le emozioni? Si chiese Carol, mentre guardava suo padre disporre le ampolle in una vetrinetta di legno.
Il tempo le custodirà in modo che il genere umano non dimentichi, le rispose suo padre mentre chiudeva con la chiave d’argento quello che per Carol era uno scrigno del tesoro.
Il professor Price, Vincent Price, era uno studioso di fama mondiale e negli anni, dopo vari tentativi fallimentari e studi approfonditi, era riuscito a trovare la formula per catturare le emozioni umane. Attraverso un sistema chimico e tecnologico avanzato riusciva a staccarle dal corpo, a eliminarle quasi del tutto, portandole via dalla persona, che rimaneva un involucro vuoto. I suoi studi iniziali avevano pochi seguaci, alcuni lo definivano un folle, un sognatore, altri invece lo vedevano come un mostro tanto che piccoli gruppi, interni all’università dove lavorava, lo chiamavano professor Hyde. Ma Vincent Price non aveva un lato oscuro, sebbene conoscesse il rischio dei suoi esperimenti. Trovare una formula che potesse mutare il DNA umano e agire direttamente sulle emozioni, riuscendo a trasportarle fuori dal corpo e a rinchiuderle in una fiala di vetro, era la sua ossessione da una vita. Voleva costruire un mondo migliore per tutti, soprattutto per sua figlia Carol. Un mondo senza odio e senza paura. La sua intenzione era rimuovere tutte le emozioni negative, tutte quelle pulsioni che secondo lui rendevano l’essere umano un demone dedito alla violenza e alla guerra.
I primi esperimenti furono un disastro, non poteva testare le sue iniezioni sulle persone, così agli inizi fece vari test sugli animali, variando razza e specie e habitat, per valutarne le reazioni ed il carattere. Nel laboratorio aveva un cane randagio, un gatto domestico, una scimmia che era cresciuta in cattività e un pappagallo che un anziano signore di strada gli offrì volontariamente. L’uccello era sempre stato libero e obbediente e sapeva ripetere ogni cosa.
Il cane randagio tendeva a comportamenti rabbiosi e ad abbaiare continuamente contro chiunque, lo teneva in una gabbia ben lontana dagli altri ospiti, così li chiamava, non esperimenti o cavie, ma ospiti temporanei che sarebbero stati curati.
Il gatto domestico era calmo e docile, eppure altezzoso e arrogante, miagolava solo per lamentarsi di volere altro cibo che mai lo soddisfava.
La scimmia non capiva molto, era passata da una gabbia a un’altra, però lo studio del professore la incuriosiva nei momenti in cui la faceva uscire, era curiosa e toccava ogni oggetto esposto e nascosto, rompendone molti. Temeva il cane ed il gatto, e per fuggire da quella paura tendeva ad arrampicarsi sul lampadario del laboratorio. Il lampadario fu rotto per ben tre volte.
Il pappagallo era l’ospite preferito del professor Price, poiché, ripeteva, era un buon ascoltatore e quando il professore aveva un’idea lampo e non poteva segnarla su un foglio di carta, ecco che il pappagallo la ripeteva immediatamente, così ben presto divenne un fidato amico e collaboratore. Price vedeva nel pappagallo una forma di intelligenza rara e così lo promosse a suo assistente vocale.
Gli esperimenti continuavano, a volte il cane diventava molto triste e non abbaiava per giorni, il gatto iniziava a sputare palle di pelo e la scimmia ad imitare il professor Price e a urlare a squarciagola. C’erano giorni che in quella sala governava il caos e perfino il Pappagallo preferiva tacere.
Per mettere a punto la formula serviva tempo, molto tempo, e Vincent Price era tenace e perseverante, restava a lungo a lavorare nel suo studio, notte e giorno, per mesi e mesi. Gli ci vollero ben quattro anni prima di raggiungere un buon risultato. Un siero che attentamente dosato creava i primi effetti, una composizione chimica che divideva le cellule del DNA e riusciva, in base ai giusti ingredienti, ad agire su una data emozione, eliminandola ma mai del tutto. Con il tempo si servì anche della tecnologia per asportare come un tumore quelle emozioni che Price reputava negative e nocive per la civiltà umana.
Dal cane avrebbe rimosso la rabbia, dal gatto il disgusto e dalla scimmia la paura. Non voleva che quelle emozioni andassero perdute, ma che venissero tenute da parte per ulteriori esperimenti e magari future modifiche. Il suo esperimento era solo all’inizio ma già forniva buoni risultati. Perfino il pappagallo ne era stupito.
Rabbia, disgusto e paura erano state rimosse dai corpi dei tre animali, messe al sicuro dentro tre ampolle e nella vetrina del suo studio. Nelle settimane seguenti seguì le reazioni degli ospiti che sembravano sentirsi bene e, evidentemente, in uno stato vitale differente, qualcosa nel loro carattere era mutato. Il cane non abbaiava più, era diventato molto più docile ed affettuoso, il gatto mangiava ogni cosa senza disdegnare alcun cibo e la scimmia, pur sempre curiosa, non aveva più paura di nessuno.
Un successo. Vincent Price crea un siero per le emozioni, niente più paura o rabbia, ma solo gioia e serenità.
Questo era il titolo di un giornale che uscì in città dopo i primi esperimenti positivi su delle persone attentamente scelte, il siero dava i suoi frutti e sempre più persone volevano essere “curate” dal magico siero di Price.
Eppure tutte quelle emozioni negative e oscure, Price le teneva ben celate, perché temeva che qualcuno avrebbe potuto farne un’arma.
Vincent Price fondò l’Archivio, un istituto che serviva a conservare le emozioni rimosse dalle persone ed eventualmente dagli animali, la società voleva sempre più un mondo perfetto. Ma un giorno tornato a casa, Price trovò la vetrina di legno aperta, le emozioni erano sparite e anche Carol, sua figlia, non c’era più.

