Di Francesca Pascale
“Un giorno, continuai, scriverò un saggio intitolato Falliti coi fiocchi. Parlerò dell’importanza di figure simili nella letteratura[…]. Penso a questo tipo di personaggio come a qualcosa di vicino alla tragedia – che a volte tende al comico, a volte al patetico, oppure a entrambi.” Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran
Ho scoperto recentemente che una delle mie più grandi ambizioni nella vita è quella di voler rientrare nella rosa dei beati dei Falliti coi fiocchi. Nel Realismo Capitalista in cui viviamo – e su cui il caro Mark Fisher (un altro grande fallito col fiocco) ci aveva avvisato di stare in campana -, dove tutto corre veloce e dove la massima ambizione è poter essere qualcuno, io ho finalmente deciso di voler fallire.
Che liberazione poterlo annunciare al mondo! Voglio essere una Fallita coi fiocchi. Va detto però che i Falliti coi fiocchi, ahimè, non sono una mia invenzione. La prima volta che mi sono imbattuta in questa meravigliosa categoria di essere umani è accaduto durante quest’estate, mentre leggevo le parole della scrittrice iraniana Azar Nafisi, nomenclatura umana che riporta in uno dei suoi romanzi più famosi, Leggere Lolita a Teheran, ma che – come la stessa Nafisi racconta – ha la sua origine da Lambert Strether, il protagonista degli Ambasciatori di Henry James, termine che il personaggio usa per descrivere se stesso a Maria Gostrey: «amica del cuore, io sono un fallito coi fiocchi». Nella mia vita ne ho incontrati di Falliti coi fiocchi. Vi riconosco tra la folla: per favore dove firmo per l’adesione al vostro gruppo segreto? Che poi un vero gruppo, non lo sono mai. Non si presentano mai veramente in compagnia, perché non ne hanno bisogno. Li riconosci dal passo lento, da un sorriso che non chiede conferme. A volte si siedono su una panchina a guardare il cielo senza commentarlo; altre si appoggiano a un muro e aspettano che passi un pensiero, come ci si aspetta che cada la pioggia durante una giornata uggiosa.
Scrutandoli attentamente da lontano, ho come avuto un’epifania: ho iniziato a portare anch’io i miei fiocchi. Li lego ai gesti minimi: mi potete riconoscere adesso compagni! Mostro a voi fieramente i miei fiocchi, attraverso i miei insuccessi, potete notarlo nella folla, perché appena ho accettato di fare pace con i miei fallimenti, ho ripreso a vivere. Ho un volto nuovo, più roseo, e un passo trasognante, anche se in realtà, quello l’ho sempre avuto: pensavo di essere scoordinata, invece sono perfettamente allineata al mondo, sono allineata a voi, per favore sono qui, fatemi entrare nel vostro club segreto, io lo so che ce l’avete, non escludetemi, sono come voi.
Sono i segni della mia appartenenza, che mi distinguono, piccoli stendardi cuciti sul tempo che scorre. Così, quando il mondo tace e la notte si fa interminabile, so che non sono sola. Ci siete voi con me, possiamo provare a fallire tutti e tutte insieme.
Da qualche parte, altri Falliti coi fiocchi abitano lo stesso vuoto e ora come ora stanno arzigogolando nelle loro teste fiocchute il mio stesso pensiero.
Non ci incontreremo mai tutti insieme, e va bene così: ci basta sapere che esistiamo.

