Di Giorgia Velluti
Come si osserva Venezia? Ci avete mai pensato? La sua prospettiva cambia se la si osserva dall’alto, che poi sembra essere a volte l’unico modo per sentire davvero una città: quindi ecco che si decide di salire su un campanile, quello di San Marco o quello di San Giorgio. Quale decidetelo voi. La laguna e la città allora saranno un unico mondo che si presenta ai vostri occhi, una città che sembra sorreggersi per magia sul pelo dell’acqua melmosa. I suoi mille campanili non avranno più segreti e riuscirete a vedere perfino le cime delle montagne se avrete fortuna di trovare una giornata di sole.
Quando invece si cammina per le strade di Venezia, la soluzione migliore è perdersi tra le sue calli e così vivere un’esperienza totalmente nuova e trovare nuovi luoghi di cui non conoscevate l’esistenza. Ma lo sguardo attento su una città lo si può anche avere da lontano, ma non troppo lontano, prendiamo allora la Giudecca, quell’isola ventosa che i veneziani chiamano Gnecca.
Dalla Giudecca si può osservare davvero Venezia, due isole divise dal Canale della Giudecca e unite solo dai battelli, non ci sono ponti, non si può raggiungere a piedi – fatta eccezione per la nota festa del Redentore che si tiene a luglio ogni anno, dove un ponte votivo collega le Zattere alla chiesa del Redentore – ma andare in Giudecca può essere davvero un nuovo modo di osservare la città, perché ‘il vero viaggio di scoperta non si compie andando alla ricerca di nuove terre ma nell’avere nuovi occhi’, diceva Marcel Proust e forse aveva ragione.
Con il vaporetto linea 2, o il 4.1 / 4.2 se preferite, scendete alla fermata Zitelle e dirigetevi verso la Casa dei Tre Oci: un affascinante palazzo in stile neogotico che sicuramente non passa inosservato. I Tre Oci sono i tre occhi della facciata del palazzo, ocio in veneziano significa appunto occhio. Il palazzo è stato ideato da un architetto e pittore bolognese Mario de Maria tra il 1912 e il 1913 per rispondere a una semplice funzione: essere la sua nuova dimora a Venezia.
Osservare Venezia dalla Casa dei Tre Oci è come fare un salto nel passato. Venezia è incorniciata dalle grandi e sinuose finestre che offrono una porzione della città allo spettatore, che dall’interno della sala guarda fuori, oltre. In qualche modo Venezia entra a far parte dell’ambiente della casa stessa, perché i Tre Oci su Venezia non avrebbero lo stesso impatto se quella casa non si trovasse lì, in fondamenta delle Zitelle, affacciata sul Canale. Lo sguardo quindi si moltiplica, girando per le sale oltre a scoprire l’antico palazzo si assapora una Venezia diversa, lontana nel tempo. I rumori e i suoni sono attutiti dai muri e dai vetri, la città in lontananza diviene quindi silenziosa, un paesaggio filmico sereno ma in qualche modo anche malinconico.
La vera storia legata alla Casa dei Tre Oci o Casa di Maria è segnata da un tragico avvenimento. Mario de Maria (1852-1924) è stato un pittore ed architetto italiano la cui storia è segnata dalla scomparsa della figlia Silvia nel 1905. Sarà proprio questo fatto a portare alla nascita della Casa di Maria. In ricordo della sua amata figlia prematuramente scomparsa, de Maria crea la Casa dei Tre Oci, dove le tre grandi finestre centrali, gli occhi della casa, sono un omaggio ai membri della famiglia rimasti, ovvero sua moglie, suo figlio e se stesso. Per Silvia crea la bifora posta al secondo piano, situata in alto verso il cielo, un simbolo e un ricordo dell’amata bambina scomparsa troppo presto. In qualche modo quelle finestre mantengono vivo il ricordo del suo fondatore e della sua famiglia, come se le anime di quelle persone fossero incastonate nel palazzo ed osservassero Venezia in eterno. Ma non temete, i Tre Oci non è una casa abitata da spettri o fantasmi, ma solo un luogo dove il ricordo passato vive nel presente dei nostri giorni.
Nel tempo la Casa è rimasta tale, ovvero un luogo accogliente e aperto ad artisti e persone che volevano farne per un periodo la loro dimora soprattutto creativa. Nel 1970 il regista italiano Enrico Maria Salerno sceglie la Casa dei Tre Oci come casa nel suo film ‘Anonimo veneziano’, pellicola che vede protagonisti Florinda Bolkan e Tony Musante. Una storia drammatica che non affronteremo a lungo nel dettaglio, per evitare eventuali spoiler non richiesti su un film che bisogna assolutamente vedere.
Tony Musante interpreta Enrico, un musicista del Teatro la Fenice, un uomo triste che non è riuscito a realizzare il suo sogno di essere un grande direttore d’orchestra. Purtroppo Enrico è separato da tempo da sua moglie Valeria (Florinda Bolkan) con la quale ha avuto un figlio Giorgio. Il film racconta il loro tempo insieme sul viale dei ricordi a Venezia, dove lui la invita a tornare a seguito della scoperta della sua malattia. Ambientata a Venezia, la storia si compie nel tempo di una giornata che i due passano insieme visitando luoghi significativi per il loro passato, tra cui la Casa dei Tre Oci, studio/dimora di Enrico. La scelta non può essere casuale, i Tre Oci sono per Enrico il luogo ideale per essere un artista in qualche modo maledetto, l’ambiente che lo circonda è nostalgico, cupo, oscuro, un luogo dove il male interiore del protagonista è visibile, il suo caos, la sua perdita di identità. La Casa dei Tre Oci, essendo situata in Giudecca, permette questo continuo contatto con Venezia, trasformandola in una sinfonia di cui Enrico non può fare a meno.
I Tre Oci quindi sono diventati anche la Casa dell’Anonimo veneziano e con il tempo un luogo che non smette mai di affascinare e stupire. Per anni infatti la Casa dei Tre Oci è stata sede della fotografia a Venezia, rendendo quel luogo l’iconico punto di riferimento per turisti , studiosi e appassionati di fotografia, offrendo nel tempo mostre di importanti fotografi mondiali come Salgado, per citare uno dei grandi nomi.
Ma tutto è destinato a cambiare. Così la Casa è diventata un altro spazio, rinnovato e ancora una volta aperto al pubblico. Oggi è nota anche come la Casa delle idee, nonché Berggruen Institute Europe, sede dell’istituto Berggruen a Venezia, un punto di riferimento in Europa con la sua sede principale. Altri istituti si trovano in Cina e a Los Angeles. Il fondatore è Nicolas Berggruen (1961), americano/tedesco milionario, investitore e filantropo. Un uomo che non solo ama l’arte e la cultura ma ne incentiva soprattutto la diffusione.
Al momento presso i Tre Oci è possibile vedere una mostra fotografica gratuita che prevede l’esposizione delle opere del tedesco Matthias Schaller che ha lavorato sul concetto di ‘Contro Facciata’ (questo il titolo della mostra, visitabile fino al 23 novembre 2025), fotografando interni di palazzi nobili veneziani ma non solo. La mostra è visitabile liberamente il sabato e la domenica dalle 10 alle 18. Durante la settimana è necessaria la prenotazione.

Ancora oggi quindi i Tre Oci rimangono un punto di riferimento per un incontro di sguardi, quello sulla laguna e quello sull’arte, ma anche tra il passato ed il futuro che si incrociano in un palazzo unico e inimitabile.

