Perché fu costruita un’autorimessa a Venezia? – Il Garage Comunale di Piazzale Roma

Scritto da Laura Piatti

Ai margini di Venezia sorgeva il Garage Comunale di Piazzale Roma, uno degli edifici più rappresentativi della modernità architettonica dell’architetto Eugenio Miozzi. Non un semplice parcheggio, ma il fulcro di una visione urbanistica nuova: quella di una Venezia che deve utilizzare l’automobile per sopravvivere, riconoscendo nella mobilità moderna non una minaccia, ma una condizione necessaria di continuità e vitalità. Il progetto, inaugurato nel 1933, nasce in stretta connessione con il Ponte della Libertà – al tempo Ponte del Littorio – con l’obiettivo di unire definitivamente Venezia alla terraferma, aprendo la città alla circolazione automobilistica e ferroviaria. Il garage era dunque l’elemento necessario per la nuova vita dell’isola. La scelta dell’area non fu casuale. Miozzi individuò la zona compresa tra Rio Terà Sant’Andrea, la fine del Canal Grande a Santa Chiara, il Canale della Scomenzera e il Giardino Papadopoli: un’area ampia, libera e fino ad allora inutilizzata, ideale per ospitare un’infrastruttura di grande scala.

L’autorimessa, oggi riconosciuta come uno dei più rilevanti esempi di architettura funzionalista in Italia, fu concepita come un edificio verticale, necessario per contenere un grande numero di veicoli senza alterare la percezione del contesto urbano. Con un’altezza complessiva di 22,50 metri, la struttura si sviluppa su più livelli ed è pensata fin dall’inizio per una realizzazione in sequenza. Questa modularità risponde all’esigenza di un possibile ampliamento futuro, influenzando profondamente la concezione strutturale del progetto.

Le due rampe elicoidali, una per la salita e una per la discesa, furono collocate al centro dell’edificio, in modo da servire inizialmente il solo primo lotto nord, inaugurato in concomitanza con l’apertura del ponte. Solo nel dopoguerra, con il completamento dell’estensione meridionale, le rampe vennero adattate a servire entrambe le parti dell’edificio. Miozzi valutò diverse soluzioni per l’accesso, tra cui quella a pozzo di San Patrizio, con due rampe sovrapposte, parallele e indipendenti per salita e discesa. Alla fine, però, optò per la configurazione elicoidale, che garantiva un uso ottimale dello spazio e una circolazione continua e sicura. Con una larghezza di 4 metri per senso di marcia, le rampe assicurano ancora oggi una manovrabilità sorprendentemente agevole.

Dal punto di vista costruttivo, l’edificio è un esempio di razionalità e chiarezza tecnica. Realizzato in cemento armato, ferro e vetro, è suddiviso in corpi indipendenti, connessi da giunti elastici in rame e sigillati da mastice impermeabile, soluzione che garantisce stabilità e resistenza alle condizioni ambientali lagunari. Miozzi dedicò particolare attenzione ai servizi complementari: nel piano seminterrato trovavano posto un autolavaggio, l’officina e una stazione di servizio, mentre lungo i fronti principali erano previsti negozi e uffici. Completato in tempi straordinariamente brevi – appena un anno per il primo lotto – il Garage Comunale divenne presto un simbolo della modernità veneziana: una costruzione che, pur suscitando inizialmente perplessità estetiche, rappresentava la presa d’atto della trasformazione inevitabile della città. Oggi, l’edificio di Miozzi resta un modello di funzionalità, chiarezza e lungimiranza progettuale: il punto in cui la Venezia storica e la Venezia moderna si toccano, dove la logica delle rampe e del cemento si intreccia con la leggerezza dell’acqua e della pietra.

Ma perché parlare dell’Autorimessa di Piazzale Roma in questo momento? Forse perché è naturale partire dai luoghi che conosciamo meglio per riflettere sul presente. Ogni giorno attraversiamo il Ponte della Libertà per arrivare all’autorimessa, spesso senza renderci conto di quanto questa infrastruttura sia realmente significativa. Non si tratta soltanto di un parcheggio: è un vero e proprio punto di connessione, un luogo che collega la Venezia storica alla città moderna, un nodo fondamentale nella vita urbana e nella mobilità della laguna. Il Ponte della Libertà, da sempre centrale nella storia della città, ha svolto un ruolo simile. Oggi, più che mai, si conferma come luogo di incontro e di comunità: il recente corteo a sostegno della Palestina e della Global Sumud Flotilla, conclusosi proprio sul ponte, ne è stata la testimonianza più chiara. In quel momento, il ponte ha incarnato l’idea di uno spazio in cui la città e la sua popolazione si ritrovano, condividendo un’esperienza collettiva. Così, far caso a un’infrastruttura come l’autorimessa si trasforma in una riflessione più ampia sull’unione tra le persone, sul modo in cui gli spazi pubblici, la mobilità e la città stessa possono facilitare vicinanza, dialogo e comprensione reciproca. In fondo, parlare di architettura significa anche raccontare come viviamo e come costruiamo connessioni materiali, fisiche e umane nella nostra quotidianità.

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